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Religiosità e Folklore in Sicilia

Dal 2005 la Sicilia ha adottato il Registro delle Eredità Immateriali (R.E.I.) su indicazione dell’Unesco.

Il R.E.I. è un contenitore di valori etnoantropologici, dove confluisce tutto il patrimonio delle tradizioni popolari.

Forte è la devozione dei siciliani nei confronti dei Santi Patroni, ma anche in onore di altri Santi, che vengono festeggiati con grande sfarzo.

È il caso di Santa Rosalia a Palermo, Sant’Agata a Catania, Santa Lucia a Siracusa.

Santa Rosalia è l’eremita che salvò la città di Palermo dalla peste. Santa Rosalia è una vergine non martire, vissuta molti secoli dopo e nominata patrona di Palermo nel 1666 con culto ufficiale esteso a tutta la Sicilia. Santa Rosalia o A Santuzza, come viene affettuosamente chiamata dai palermitani, è considerata una delle sante più conosciute e venerate nella cristianità siciliana e soprattutto in quella palermitana. Viene festeggiata due volte l’anno: a luglio e a settembre. Il 15 luglio si festeggia l’anniversario del ritrovamento delle reliquie e il 4 settembre il giorno della sua morte. A luglio la festa dura un settimana intera. È una vera e propria festa e vi partecipano tutti i palermitani, tanti emigranti tornano a Palermo di proposito, ma anche molti turisti. Questa festa infatti è anche ricca di folklore. La statua della “Santuzza” è posta in cima della cosiddetta  “macchina”, un carro a forma di nave, con sopra anche una banda musicale, che viene trasportato per la città. Questa festa prende il nome di U Fistinu. La festa del 4 settembre, invece, si svolge con un pellegrinaggio al santuario sul Monte Pellegrino. Le reliquie di Santa Rosalia sono conservate nella Cattedrale di Palermo all’interno di una massiccia urna argentata. Dappertutto a Palermo è possibile gustare  pane e panelle e pani cà miusa.

La Patrona di Catania è Sant’Agata. Anche Agata, come Rosalia, nacque da una famiglia nobile. Ebbe un ruolo attivo nella sua comunità cristiana. Infatti era una diaconessa con il compito di istruire i catecumeni e preparare i più giovani al battesimo alla prima comunione e alla cresima. Dal 3 al 5 febbraio Catania vive  tre giorni di culto, devozione, folclore, tradizioni. Il fercolo di Sant’Agata è una raffinata opera d’argenteria che viene  impiegata per portare in processione le sacre reliquie della Martire catanese per le vie catanesi. Durante la festa di sant’Agata vi è la tradizionale sfilata delle candelore, grandi ceri rivestiti con decorazioni artigianali, puttini in legno dorato, santi e scene del martirio, fiori e bandiere. Durante la processione le candelore precedono la statua, poichè un tempo, quando mancava l’illuminazione elettrica, avevano la funzione di illuminare il passo ai partecipanti alla processione. Vengono portate a spalla da un numero di portatori che, a seconda del peso del cero, può variare da 4 a 12 uomini. Dolci caratteristici, simbolici e attinenti alla Santa catanese sono i Cassateddi di Sant’Aita e le Olivette. Le Cassateddi o Minni di Sant’Aita fanno riferimento alle mammelle strappate alla santa durante i martiri a cui venne sottoposta al fine di obbligarla a rinunciare alla sua fede. Le Olivette, invece, si riferiscono alla leggenda di Agata, inseguita dagli uomini di Quinziano e giunta ormai nei pressi del palazzo pretorio, pare si fosse fermata a riposare un istante e un ulivo comparve dal nulla così che potè ripararsi e nutrirsi dei suoi frutti.

La Patrona di Siracusa, invece, è Santa Lucia. Anch’essa, come Agata e Rosalia, apparteneva ad una nobile famiglia. Il 13 dicembre  è la data della festa più sentita: già dal pomeriggio del 30 novembre la banda musicale gira festosa per le vie di Ortigia, annunciando l’inizio della Tredicina che si terrà in Cattedrale. Il 9 dicembre il simulacro argenteo di Santa Lucia viene esposto nella Cappella a Lei dedicata in Cattedrale. Il 13 dicembre i devoti assistono alla Messa in Cattedrale e nelle prime ore del pomeriggio si svolge la processione delle Reliquie e del Simulacro argenteo che attraversano la città per arrivare alla Basilica di Santa Lucia al Sepolcro. La lunga processione, in realtà, è un vero e proprio pellegrinaggio. Tantissime persone accompagnano la Santa Patrona per le vie della città al grido di Sarausana jè! (“Siracusana è!”), molti recano ceri accesi e fanno il viaggio a piedi scalzi in segno di ringraziamento o per chiedere una grazia. Nei giorni della Festa di Santa Lucia, i siracusani preparano pani votivi a forma di occhi e mangiano la cuccìa (grano cotto condito con ricotta, miele o con vino cotto). I pani votivi a forma di occhi si devono alla tradizione che raffigura Santa Lucia con in mano una coppa con dentro due occhi, in quanto è considerata dai devoti la protettrice degli occhi, dei ciechi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini e viene spesso invocata contro le malattie degli occhi come la cecità, la miopia e l’astigmatismo. Infatti, è considerata per tradizione, la patrona della vista e di tutti quelli che soffrono di problemi legati alla vista.

Una festa particolarmente amata dai siciliani è quella di San Giuseppe. Le diverse province siciliane organizzano numerosi eventi per celebrare questa ricorrenza tradizionale e molto sentita. A seconda dell’area geografica,  ogni anno si può partecipare a manifestazioni che richiamano antiche credenze popolari: le tavolate di San Giuseppe, le cosiddette  “Tavuli ‘ri’ San Giuseppi”, in siciliano. Le tavolate di San Giuseppe sono una tradizione popolare siciliana e consistono in tavole imbandite di cibi vari, offerti come ex voto a San Giuseppe durante i festeggiamenti del 19 marzo, preziosi merletti, lenzuolini e immagini di San Giuseppe. Chiunque può liberamente gustare i “Pupi ‘ri’ San Giuseppi”, ovvero pane dalle forme particolari, realizzato appositamente per rappresentare gli oggetti quotidiani del Santo falegname. Oltre ai pani le tavole sono imbandite di varie pietanze: pasta con le sarde;  finocchi; salsicce, salami e formaggi; broccoli, cardi e altre verdure fritte; dolci: cannoli, cassate, pignolata, cassatelle, bocconcini e babà ripieni; frutta e vivande. È una vera e propria arte culinaria diffusa soprattutto nei paesi dell’entroterra siciliano ed è un’usanza che ricorda la Sacra Famiglia e lo spirito della carità cristiana nei confronti dei più poveri. Infatti, usanza vuole che a queste tavolate partecipino delle comparse, per rappresentare le figure della Sacra Famiglia. Al centro siedono San Giuseppe, Gesù Bambino e la Madonna accompagnati da San Gioacchino e Sant’Anna.

Manifestazioni antiche di secoli, riti curiosi e sacre processioni nella settimana che dal martirio arriva alla Resurrezione: la Settimana Santa. Le diverse manifestazioni, organizzate nei diversi paesi e città della Sicilia ad opera delle diocesi delle varie parrocchie e delle locali confraternite in occasione della Pasqua, si caratterizzano per la grande varietà che assumono nei vari centri dell’isola, diventando elemento caratterizzante di ciascuna comunità. Dai Misteri di Trapani alle Vare di Caltanissetta, al Ballo dei Diavoli di Prizzi, alle varie rappresentazioni sacre: la Sicilia vive la Pasqua come un momento ricco di segni e simbologie, come un momento di  trasformazione, di vera e propria rinascita.

Sul piano gastronomico la Pasqua viene commemorata con una serie di preparazioni rievocative della ricorrenza: l’agnello che viene cucinato secondo le tradizioni cittadine, le pecorelle di pasta reale, le cuddure o aceddi cu l’ova (una sorta di grande biscotto, a volte a forma di uccello, in cui sono incastonate una o più uova), la cassata, tipico dolce siciliano.

Folklore e religiosità si mischiano e si confondono.

 

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