Arte e architettura in Sicilia
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Arte e architettura in Sicilia

Per la sua importanza strategica, la Sicilia è stata meta ambita da tante popolazioni, a partire dai Cartaginesi, i Greci, i Romani, poi i Bizantini e gli Arabi, fino agli Svevi e ai Normanni, ma ancora gli Spagnoli e gli Inglesi hanno colonizzato l’isola fino all’unificazione dell’Italia, lasciando un segno del proprio passaggio.

Infatti in Sicilia troviamo ben 16 teatri greci, 7 tra anfiteatri e teatri romani, circa 200 castelli, principalmente normanni, di cui 28 in quasi perfette condizioni.

Buona parte dell’architettura civile e religiosa della Sicilia è in stile barocco, ma non manca il precedente stile arabo-normanno e lo stile gotico.

Un esempio di sito arabo-normanno è Palermo, che con la Cattedrale di Cefalù e Monreale è inserito nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco, quale esempio materiale di convivenza, interazione e interscambio tra diverse componenti culturali di provenienza storica e geografica eterogenea.

In Sicilia, durante il dominio della famiglia Chiaramonte, conti di Modica,  si è sviluppata una corrente dell’arte gotica: “gotico chiaramontano” o “stile chiaramontano”.

Si tratta di applicazioni in pietra con modanature a zig zag di derivazione anglo-normanna, incastonate nelle ghiere merlettate di portali e bifore a sesto acuto.

Questo stile è ancora visibile in edifici religiosi, civili e militari della provincia di Agrigento, Palermo, Ragusa, ma anche a Messina, Catania e Siracusa.

Lo stile barocco siciliano si differenzia per il calore, l’esuberanza, l’energia, la libertà e la fantasia.

Tipici dello stile barocco in Sicilia sono il bugnato e i marmi mischi.

Il bugnato, molto diffuso e spesso decorato in modo vario, è una lavorazione muraria utilizzata sin dall’antichità, costituito da blocchi di pietra sovrapposti a file sfalsate, lavorate in modo che i giunti orizzontali e verticali risultano scanalati ed arretrati rispetto al piano di facciata della muratura.

I marmi mischi, invece, sono marmi intarsiati a pavimentazione e rivestimento delle pareti.

La città barocca per eccellenza è Noto.

A proposito del patrimonio Unesco, la Sicilia è tra le regioni d’Italia con il maggior numero di siti riconosciuti e possiede ben 7 siti Unesco:

Tanti sono gli artisti, pittori, architetti e scultori che hanno contribuito a rendere magnifica la Sicilia.

Antonello da Messina, ad esempio,  porta in Sicilia, nella seconda metà del Quattrocento, una moderna cultura figurativa grazie ai suoi contatti con Venezia e i pittori fiamminghi.

È il caso di ricordare la famiglia Gaggini, primo tra tutti Domenico, che nel 1463, proveniente da una famiglia di scultori e architetti originari di Bissone, sul lago di Lugano, si trasferì a Palermo, dove visse e operò fino alla morte; il grande numero di opere che egli lasciò sono ancora oggi visibili nelle chiese di molte città siciliane. Tra i figli che lavorarono nella sua bottega, Antonello fu il più fedele precursore del suo impegno artistico e il massimo esponente della famiglia Gaggini.

Non può passare inosservata la famiglia Li Volsi, esponenti della scultura nella Sicilia del Cinquecento, furono artisti poliedrici, che spaziarono dalla scultura lignea allo stucco, dagli apparati scenografici alle arti decorative.

E ancora Filippo Paladini, pittore fiorentino tardo-manierista dal colorismo raffinato e sognante, subì l’influsso caravaggesco.

Caravaggio soggiornò a Messina, Siracusa, dove coniò il nome “orecchio di Dionigi” per descrivere la Grotta delle Latomie, e Palermo.

Pietro Novelli, considerato il più grande pittore del Seicento siciliano, in lui vi sono la ricerca luministica di Caravaggio, il colorismo tipico di Van Dyck, le istanze classiciste di Domenichino, lasciò circa un centinaio di opere, tra dipinti ed affreschi a soggetto religioso o laico. Sofonisba Anguissola, rappresentante della pittura italiana rinascimentale al femminile.

Rosalia Novelli, figlia di Pietro Novelli, la sua pittura ha una “doppia anima”: da una parte vi è una forte componente novellesca, dall’altra una forte componente fiamminga.

Rosario Gagliardi, uno degli architetti più importanti della Sicilia sud orientale. A lui si deve la ricostruzione di Noto e Ragusa. Fu architetto capo della città di Noto tra il 1760 e il 1784. Si concentrò soprattutto sulle facciate, nelle quali si assiste ad una fusione tra rigore rinascimentale, grandiosità barocca e tradizione ornamentale siciliana.

Giovanni Battista Vaccarini, invece, fu l’architetto principale che si occupò della ricostruzione di Catania dopo il terremoto del 1693.

Giacomo Serpotta è stato il maestro degli oratori palermitani, specializzato nella decorazione con stucchi collocati in cornici ornamentali. I soggetti del Serpotta  sono figure di Santi e Virtù a grandezza naturale circondate da drappeggi in gesso, trofei, ghirlande di frutta, bouquet di fiori.

Giacomo Amato, un monaco che tralasciò i doveri religiosi per dedicarsi al progetto di chiese palermitane quali Sant’Ignazio all’olivella e San Domenico.

Giovanni Vermexio, importante architetto attivo a Siracusa.

Non si può trascurare la figura di Guglielmo Borremans, pittore fiammingo, che dipinse numerosi affreschi in Sicilia.

Vito D’Anna, considerato il più raffinato e sensibile interprete del rococò palermitano e tra i maggiori pittori siciliani.

Giuseppe Venanzio Marvuglia rappresenta, nell’architettura siciliana del Settecento, il momento di passaggio tra il tardo barocco e il neoclassicismo europeo.

La Sicilia è anche  la terra della contemporanea Land Art: è il caso della Fiumara d’Arte, nel messinese, realizzata dal mecenate Antonio Presti, oppure del Cretto di Burri a Gibellina.

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