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Maschere africane: souvenir o arte? Influssi dell’arte negra sui movimenti artistici europei tra Ottocento e Novecento.

Tra Ottocento e Novecento, l’uomo come individuo e nella sua  identità antropologica comincia ad essere oggetto specifico di interesse per filosofi, scrittori e artisti. Nel quadro di questa attenzione antropologica, la maschera diviene un oggetto esemplare ed emblematico di studio, ma anche medium per la scoperta e il confronto con le culture “altre” extraeuropee. Il termine maschera deriva dal latino tardo «masca», con il significato di strega. La maschera è un manufatto che s’indossa per ricoprire l’intero viso o solamente gli occhi. È usato fin dall’antichità per rituali religiosi, come strumento per captare la forza soprannaturale degli spiriti e appropriarsene, utilizzandola a beneficio della comunità. La si trova anche nelle rappresentazioni teatrali e in feste popolari come il carnevale. La funzione della maschera è quella di fornire un’identità a chi se ne serve. È un’identità altra che si sovrappone a quella dell’uomo. A tal proposito lo scrittore italiano Luigi Pirandello appunta il suo interesse sul dibattito disperato dell’io, travolto dal caos della vita, dove tutto appare relativo in una molteplicità di situazioni, atti e gesti continuamente mutevoli, impossibili da cogliere e da fissare per sempre in una forma in quanto parte dello “scorrere” della vita. La stessa realtà non è una, ma molteplice e mutevole; ci sono tante verità e realtà quanti sono gli esseri pensanti che vivono e agiscono, per cui ciascuno può essere quello che crede di essere, quello che gli altri credano che egli sia e quello che è effettivamente, ma sconosciuto a se stesso e agli altri. Entra, dunque, in crisi la persona stessa e ha origine il contrasto tra persona e maschera. La società stessa diventa illusoria e l’uomo decide di cercare se stesso fuori dall’ipocrisia e dalle convenzioni, fa proprio il mito della fuga da un occidente corrotto, per interessarsi alle civiltà extraeuropee, pure, semplici, incontaminate. Certezze e ottimismo, affermatisi nell’Ottocento con la Seconda Rivoluzione Industriale, entrano in crisi. La civiltà impone un conformismo di massa, la spersonalizzazione dei comportamenti individuali, generando sofferenza. Pertanto tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, si assiste ad un forte attacco all’etica tradizionale per smascherarne la «menzogna», cioè mettere in evidenza le vere radici e le ragioni che si nascondono dietro i valori morali. Il Novecento è il secolo del determinarsi della filosofia della crisi, i cui precursori sono Schopenhauer, Marx, Nietzsche e Freud. L’attenzione di Schopenhauer si posa sulla filosofia indiana ed è segno dell’insoddisfazione per la tradizione occidentale. Schopenhauer ha la consapevolezza che «il mondo è mia rappresentazione», cioè illusione. La volontà è forza e pulsione cieca, pura e semplice volontà di vita. Il fondamento dell’etica di Schopenhauer è la continua lacerazione che la volontà fa di se stessa, lacerazione che nell’individuo è il contrasto  e la continua presenza dei bisogni e fuori dell’individuo è il contrasto e la rivalità perenne tra  gli individui. L’ostacolo che si frappone tra individuo e realtà ultima è il «Velo di Maya», è necessario strapparlo e andare al di là delle illusioni. Il Velo di Maya è, dunque, una  maschera che nasconde, che fa vedere vagamente ciò che si trova al di là di esso e squarciarlo consente di vedere con chiarezza cosa vi si nasconde dietro. Marx, Nietzsche e Freud sono stati considerati i “maestri del sospetto” perché hanno sospettato che dietro alle norme e alle idee morali si nascondessero meccanismi di natura diversa. La filosofia di Marx si basa sulla rivalutazione dell’uomo e del suo mondo ed è diretta a promuovere e a dirigere lo sforzo di liberazione di una classe operaia nei confronti di quella società borghese che si era formata in seguito alla rivoluzione industriale del XVIII secolo. La frattura operata da Marx nasce dall’intento di rompere con la tradizione e il suo punto di partenza è la rivendicazione dell’uomo. Il lavoro è l’unica manifestazione della libertà umana, cioè della capacità umana di creare la propria forma di esistenza specifica. Nietzsche proclama la crisi irreversibile del pensiero filosofico e della morale dell’Occidente. Il filosofo esprime la decadenza dell’epoca moderna e si assume il compito di esprimerne la presa di coscienza attraverso un viaggio a ritroso nella civiltà occidentale attraverso il quale avverrà lo smascheramento di tutte le forme dell’ipocrisia sulle quali si è costruita e identificata la civiltà occidentale: metafisica, morale e religione. Secondo Nietzsche l’Io è costituito da una “pluralità” di forze di tipo personale, delle quali ora l’una ora l’altra vengono fuori come ego, e guardano alle altre come un soggetto guarda ad un mondo esterno ricco di influssi e determinazioni. L’uomo è pervaso da un senso devastante di vuoto, da un’angosciosa assenza di punti di riferimento e l’unità della persona è impossibile. Freud da origine alla psicoanalisi, la teoria dell’inconscio dell’animo umano ed esprime una nuova immagine dell’io. L’Inconscio costituisce una presenza inquietante per l’individuo. Per la psicoanalisi, i discorsi che l’uomo costruisce hanno solo l’apparenza della “razionalità” perché invece mirano a mascherare una realtà, quella dell’inconscio, che l’Io non è in grado di accettare. Pertanto, ciò che definisce la “razionalità” è, spesso, solo lo sforzo di costruire un’immagine di sé tanto coerente e positiva quanto falsa. Il Novecento, dunque, è il secolo in cui viene meno la possibilità di orientamento: l’io si smarrisce all’interno di una realtà confusionaria. L’uomo rafforza il suo desiderio di fuga e l’aspirazione ad uno stato di purezza che vengono rafforzati maggiormente dall’espansionismo coloniale e dalla spartizione dell’Africa, con la conseguente conoscenza di ciò che, solo in un secondo momento, venne definita, Arte Negra. Tra i prodotti di tale arte, la maschera è stata studiata e approfondita con interesse da letterati, filosofi e artisti, idealizzandola e facendo si che diventasse anche qualcosa che permettesse ad una persona di diventare altro da se stesso, dando origine spesso al contrasto tra persona e maschera. La maschera ha anche accomunato gli artisti più diversi della Parigi degli anni Venti e diverse correnti artistiche europee del Novecento. Maschere e sculture lignee vennero importate dall’Africa come souvenir da collezionare tra il 1880 e il 1900 in seguito ad una fase di espansionismo territoriale e alla spartizione dell’Africa. Per lungo tempo l’Africa è stata collocata in una posizione periferica. Le stesse informazioni riguardo al continente africano sono state organizzate da altri popoli e, a partire dall’epoca del colonialismo, da amministratori e missionari europei, informati ad un concetto di evoluzione centrato sulla cultura e la tecnologia europea. L’immagine dell’Africa è stata dunque prodotta dall’esterno a beneficio degli altri popoli. Nel periodo della dominazione coloniale, l’arte africana è stata sottoposta all’urto di scuole, di stili, di tecniche, di materiali, completamente nuovi, e soprattutto introdotti da posizioni di dominio. In molte occasioni i suoi prodotti sono stati sottomessi a precise strategie di mercato, rivolte a soddisfare interessi estranei a quelli delle popolazioni del continente d’origine. Ritenuta, sin dalla prima “scoperta” da parte degli occidentali, primitiva, l’arte dei popoli africani era istintiva e semplice, proprio come i suoi stessi creatori. Questi erano ritenuti primitivi perché la loro esperienza era limitata ai fenomeni fisici e naturali e le loro reazioni erano essenzialmente istintive. I suoi prodotti artistici constano principalmente di sculture e maschere. Le maschere africane sono spesso in legno, la superficie è generalmente colorata con stucchi vegetali, spennellata con olio di palma o decorata con disegni di vari colori. Gli occhi possono essere  sottolineati da incrostazioni di schegge di stagno o da file di chiodi e nella bocca sono a volte inseriti denti metallici o di animali oppure cunei di legno. Le tipologie di maschere più comuni sono: la maschera da volto e la maschera elmo. La maschera da volto è quasi sempre fissata sul volto del danzatore e, a volte sulla sommità della sua testa, con gli occhi rivolti verso l’alto. Le maschere-elmo sono chiamate anche maschere-campana e sono grandi maschere lignee a forma di cilindro cavo, chiuso e arrotondato all’estremità superiore, e ricopre interamente la testa, mentre i bordi della maschera poggiano sulle spalle del danzatore. Soltanto intorno ai primi anni del Novecento tali oggetti vengono apprezzati, catalogati e studiati da artisti e intellettuali del periodo riconoscendo ad essi la propria identità. Pertanto, in vari modi e in misura diversa, l’arte negra, con le sue forme fortemente semplificate e dotata di grande espressività, ha affascinato gli artisti di ogni parte d’Europa, trovando in essa anche il risultato di una ricerca di un rinnovamento delle forme. Gli artisti, dai fauves agli espressionisti e surrealisti, in qualche maniera, si rivolgevano alle suggestioni dei miti primitivi presi in sé e cioè nei loro aspetti d’innocenza e di lontananza dalla contorta società borghese, che in quel periodo aveva creato una società illusoria. L’Arte Negra influenzò profondamente il gusto e la sensibilità comuni e a ridefinire i criteri estetici e la nozione di «brutto». Fino a quel momento il pubblico giudicava i manufatti dell’arte negra come lavori eseguiti da «selvaggi», sui quali non valeva la pena sprecare giudizi estetici. Il manufatto negro era considerato con una dimensione priva di tempo storico allo stesso modo delle società che lo avevano prodotto, solo successivamente  è stato apprezzato per la sua espressione libera e spontanea, per la semplicità delle forme e per l’espressione primigenia e incontaminata. Il primo a stimare l’arte negra nel suo giusto valore è stato Maurice Vlaminck e in seguito diversi artisti hanno collezionato maschere e sculture africane. È possibile notare come l’arte primitiva abbia influenzato artisti come Picasso, la cui conoscenza della scultura africana principalmente è stata utile per il raggiungimento della sintesi formale cubista, e cioè nella sfaccettatura della figura o le costruzioni polimateriche; o Modigliani con i suoi ritratti dai volti allungati e gli occhi a mandorla, quasi simili a maschere africane. Durante la sua ”epoca negra”, Picasso s’interessò in modo approfondito alla scultura africana e polinesiana, ricercandovi la forza espressiva di un’umanità spontanea e incorrotta, non ancora contaminata dall’ideologia e dai condizionamenti sociali. Dagli oggetti d’arte negra ne comprese l’importanza e vide le deduzioni profonde che se ne poteva trarre per provocare una rivoluzione nell’arte. La forma primitiva interessò Picasso per la sua capacità di sintesi e per la sua potenza espressiva. Nel 1907 Picasso realizza Les Demoiselles d’Avignon, opera che segna l’inizio del periodo «negro» e del cubismo. Il quadro presenta un’armonia distrutta, uno spazio prospettico sfumato in sfaccettature geometriche ed è contraddistinto dalla volontà di creare un nuovo linguaggio. La figura all’estrema sinistra solleva una tenda color rosso ocra mettendo in mostra le forme angolari delle sue compagne. Le facce delle due figure all’estrema destra  presentano deformazioni così grottesche da sembrare creature di un altro mondo. Entrambe hanno volti simili a maschere che non sembrano appartenere ai loro nudi corpi. Nel 1906 Picasso dipinge i Due Nudi i cui influssi dell’arte primitiva si evincono nella forma del viso e il taglio degli occhi. Nel Ritratto di Gertrude Stein il viso scompare come sotto una maschera dura e potente, severa, immobile; gli occhi sono a mandorla, la bocca piccola e il naso forte reso con volume scultoreo. Picasso realizza nello stesso anno anche il proprio Autoritratto nel quale il viso da l’impressione di una maschera, con ombre sotto il mento o sulla guancia che s’interrompono bruscamente. L’opera Nudo con drappeggio presenta elementi tipici dell’arte negra, come la forma del viso, gli occhi e il naso allungato, ed elementi propri del Cubismo, come la sfaccettatura della figura. Nel 1912 Picasso sperimenta la tecnica del collage e da origine alle Costruzioni polimateriche, realizzate con materiali umili e anticonvenzionali: legno, latta, fil di ferro, pezzi di carta e di cartone, il tutto combinato in modo da formare un bassorilievo e il tema nella maggior parte dei casi aveva come soggetto principale la chitarra. È possibile confrontare la maschera Grebo con la soluzione delle cavità oculari realizzate con volumi cilindrici con il procedimento costruttivo della Chitarra polimaterica del 1912, infatti il “pieno” degli occhi della maschera suggerisce la soluzione di ricavare ugualmente il concetto di vuoto, cioè la cavità della chitarra, con una forma estroflessa. Le forme, pertanto, sono inserite in un sistema di differenze, che trae senso dall’opposizione concettuale tra pieno e vuoto, tra esterno ed interno. Anche Amedeo Modigliani subì l’influenza dell’arte negra e ne fu preso non come pretesto esteriore, ma come motivo di essenzialità espressiva. Infatti, l’interesse per l’arte negra è scaturito da una forte invenzione dell’immagine, dall’astrazione formale, dalla sintetica definizione dei volumi e dalla suggestione fortemente decorativa di quelle maschere rituali. Tra il 1909 e il 1914 Modigliani si dedicò alla scultura allo stato primitivista, cioè vergine e senza preconcetti scolastici, realizzando circa una ventina di opere in pietra raffiguranti teste femminili e cariatidi, con chiari riferimenti alle maschere africane. Il tema delle cariatidi è un riferimento all’antichità greco-romana. Le forme estroflesse e le incisioni delle maschere Marka, del Mali, furono alla base di alcune opere di Modigliani, nella cui scultura si può avvertire la preferenza per la pulizia formale delle sculture Baoulé della Costa d’Avorio. Tutte le sculture di Modigliani sono strutture d’impianto rettangolare, accentuatamente sviluppate in altezza. Qualche volta il volto è ascrivibile ad un ovale; il collo è gracile e ha una forma allungata a dismisura; gli occhi a mandorla, sporgenti e sempre privi di pupilla, con una leggera inclinazione all’insù; la fronte è molto bassa, spesso coperta dalla frangetta dei capelli; il naso ha una forma triangolare; le due arcate sopraccigliari formano una linea unica con il naso; la bocca è semichiusa e accenna un sorriso enigmatico, simile a quello di una kore greca. Le forme stilizzate e allungate delle sculture di Modigliani rimandano alle sculture in legno delle civiltà primitive. Dal 1914 in poi Modigliani riprende a dipingere, dedicandosi alla ritrattistica. Nei ritratti la sua pittura diventa sempre più accurata e interessata più all’aspetto fisiognomico che al carattere, come ad esempio in Busto Rosso. I tratti stilistici personali presenti nei suoi ritratti sono la forte accentuazione delle linee e delle superfici che queste racchiudono, l’elegante allungamento del corpo e la forma a mandorla degli occhi resi asimmetricamente, tipici delle maschere africane. Infatti, la rappresentazione della figura viene privilegiata enfatizzando la geometrizzazione e gli elementi tratti dall’arte primitiva. Tra il 1915 e il 1916 realizza Gli sposi, la cui stilizzazione geometrica ricorda le sue sculture di teste dagli spigoli vivi. I dipinti del 1915 sono nati dalla fusione di scultura e pittura. Madam Pompadour, ad esempio, stabilisce un accordo impensabile tra la struttura cubista, la semplificazione dell’arte negra e la caratterizzazione individuale. Il ritratto Lola de Valence presenta una disarticolazione dei tratti di un volto schematicamente definito secondo una geometria piatta e spigolosa. Nel ritratto Antonia sono evidenti le similitudini del volto della persona ritratta e la maschera della società Korè. Modigliani fu l’unico artista che s’interessò ancora in modo esclusivo al soggetto tradizionale, sviluppando nel corso degli anni una serie di tratti stilistici personali, come la forte accentuazione delle linee e delle superfici che queste racchiudono, l’elegante allungamento del corpo e la forma a mandorla degli occhi resi asimmetricamente.

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