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Il voto in Spagna: una battaglia quasi interamente al femminile

Per lungo tempo alla donna sono stati riconosciuti capacità e ruoli piuttosto limitati e circoscritti esclusivamente alla procreazione e alla cura della famiglia, escludendola dalle attività di tutti i giorni come l’attività politica, sportiva e sociale.

L’emancipazione femminile è stato un processo abbastanza lungo che ha portato all’uguaglianza tra uomo e donna, la cosiddetta parità dei sessi. Quest’ultima, detta anche uguaglianza di genere, è avvenuta formalmente il 10 dicembre 1948 a Parigi grazie alla stesura della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Difatti, il primo articolo della dichiarazione enuncia che: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Tuttavia, la donna è ancora oggi soggetta ad episodi di disuguaglianza in ambito lavorativo e politico.

Per quanto riguarda la politica, la prima donna candidata al Parlamento italiano è stata Grazia Deledda nel 1909, ma la scrittrice ha ottenuto soltanto 34 voti, 31 dei quali sono stati annullati. Nel 1948 la Costituzione Repubblicana ha esteso alle donne, fino ad allora escluse, il diritto di accedere agli incarichi pubblici, però, mentre sul piano formale la parità era stabilita, nella pratica è stato necessario attendere diversi decenni. Infatti, nei primi trent’anni della Repubblica i consigli dei ministri sono stati composti interamente da uomini. Nel 1976 il presidente del consiglio Andreotti ha nominato il primo ministro donna: Tina Anselmi, destinata al ministero del lavoro e della previdenza sociale. Nel 1988 con il governo De Mita per la prima volta le ministre sono state due: Rosa Russo Iervolino (affari sociali) e Vincenza Bono Parrino (beni culturali). Tra il 2000 e il 2006 la presenza femminile al governo si riduce nettamente. Il parlamento con più donne della storia repubblicana è stato eletto nel 2013 (governo Letta): le donne ricoprono quasi un terzo dei ministeri. All’atto dell’insediamento del governo Renzi, invece, per la prima volta, la metà dei ministri è donna.

La parità di genere nella politica italiana ha fatto progressi sensibili, ma siamo ancora lontani dai principali Paesi europei. La presenza femminile resta basta nelle Regioni e nei Comuni. Attualmente l’Italia è tredicesima in Europa per percentuale di donne ministro. Al primo posto si trova la Spagna, con oltre il 60% di donne ministro.

Il numero di presidenti e di primi ministri donne nei paesi dell’Ue è aumentato tra il 2003 e il 2018.

Nel 2018 le donne al Governo superano gli uomini in Spagna e Svezia e in media sono il 30%. In Italia la quota “rosa” si ferma al 16,7%. In ogni caso la presenza maschile resta ancora predominate sia al Governo che in Parlamento. Nel 2018, la Svezia ha avuto la percentuale più alta di donne nel Parlamento nazionale con il 47%, seguita da Finlandia (42%), Belgio e Spagna (entrambi al 40%).

Domenica 28 aprile 2019 del 2019 si sono tenute le elezioni politiche in Spagna per l’elezione delle Corti Generali del Regno, durante le quali sono stati rinnovati i 350 seggi del Congresso dei deputati e 208 su 266 seggi del Senato. Con 164 deputate su 350 (26 in più rispetto alla scorsa legislatura), il Parlamento spagnolo si presenta come quello con il maggior numero di donne della sua storia, pari al 46,8% degli eletti. Inoltre, i primi due partiti, socialisti e popolari, hanno un numero maggiore di deputate rispetto ai deputati. Il Psoe (Partito Socialista Operaio Spagnolo) di Pedro Sanchez, vincitore delle elezioni, è primo anche per rappresentanza femminile: 64 donne su 123 deputati, pari al 52%. Seguito dal PP (Partito Popolare) il principale partito di centro-destra spagnolo guidato da Pablo Casado, con 34 deputate su 66, pari al 51,5%. La Spagna, con così tante donne in Parlamento, può vantare un risultato storico mai visto prima.

Il voto in Spagna, dunque, per la prima volta è stata una battaglia quasi interamente al femminile. E di battaglie le donne ne hanno condotte parecchie. Andando a ritroso, possiamo citare la battaglia dello scorso 8 aprile 2019, ad esempio, a Karthoum, dove una giovane studentessa, Alaa Salah, soprannominata “la regina vestita di bianco”, è diventata il simbolo delle proteste in Sudan. Il 19 gennaio 2019 è la volta della Women’s March, un evento che si fa portavoce dell’importanza dei diritti femminili e che ricorda la famosa marcia delle donne su Versailles nel 1789 come protesta per l’aumento dei prezzi. L’1 gennaio 2019, invece, in India, le donne protestano per accedere ai luoghi di culto, organizzando una catena umana di 620 chilometri, un “muro di donne” formato da circa 3 milioni di indiane, protesta sostenuta da Hansraj Bhardwaj, governatore del Kerala, lo stato indiano con il tasso di alfabetizzazione più elevato, ma i conservatori contrastano il diritto delle donne comprese tra i 10 e i 50 anni, in età mestruale dunque, perchè impure a causa del ciclo mestruale, di entrare nel tempio di Sabarimala.

Per quanto riguarda il diritto di voto, invece, la prima nazione dove fu concesso il suffragio femminile fu la Nuova Zelanda nel 1893, ma è stato concesso quasi dappertutto da circa cinquant’anni e l’ultimo paese ad averlo ottenuto è stata l’Arabia Saudita nel 2011. Ad oggi pare che dei 190 stati di tutto il mondo soltanto 20 sono guidati da una donna e tra questi soltanto Germania e Gran Bretagna hanno un leader donna. In Gran Bretagna sono addirittura due le donne al potere: Theresa May, primo ministro in carica dall’11 giugno 2017, ed Elisabetta II, regina dal 2 giugno 1953.

L’ascesa delle donne al potere è il risultato di una costante crescita dell’emancipazione femminile, anche se tra donne e potere continua ad esistere una netta separazione che sarebbe utile ricucire in via definitiva per avere una divisione equa anche del potere esecutivo e far si che la condizione della donna venga sottoposta ad un trattamento veramente alla pari di quello dell’uomo.

La Spagna, con i risultati delle recenti elezioni, ha dimostrato che l’avanzata femminile verso gli uffici di vertice dei più importanti palazzi istituzionali non si è arrestata, ma continua ad imporsi in maniera preponderante.

Le elezioni del 10 aprile, però, non hanno portato alla formazione di nessun governo. La Spagna, infatti, domenica 10 novembre si recherà alle urne per la quarta volta negli ultimi quattro anni, la seconda in questo 2019.

Quali risultati porterà questa volta il voto???

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